Quell’espressione di perenne stupore

Clementi ha la capacità inspiegabile di farmi venire voglia di scrivere. Non capita spesso questa cosa: forse sono due, tre gli autori che hanno questo stesso potere su di me, si possono contare sulle dita di una mano. E’ come un flusso di coscienza che si risveglia quando leggo i suoi libri: mi vengono in mente dei momenti topici del mio vissuto che potrebbero essere la base per un libro, un buon libro. Riesco ad avvertire indistintamente i sapori, le luci, riaffiorano gli eventi, le persone; eppure, sento che non sono ancora pronta (e probabilmente non lo sarò mai), perché tutto è sempre troppo slegato a sé stesso. Non riesco ancora a dargli alcun senso compiuto e propedeutico alla vita e, secondo la mia concezione, il libro risulterebbe vano.

Leggo e provo piacere per la buona scrittura soprattutto perché m’incuriosisce analizzare l’architettura del libro (forse è per quello che ho sempre preferito i classici) e un certo approccio personale alla sensibilità nell’interpretare lo spettacolo del mondo.

“Matilde e i suoi tre padri” di Emidio Clementi è un libro veramente ben scritto, forse ha solo un difetto è troppo breve: lo leggi in un pomeriggio. L’architettura strutturale è più complessa di quanto non sembra e sono pronta a scommettere che prima di assumere la forma definitiva è stata montata e smontata, senza tregua. Il risultato è un’opera che svela armonia allo scorrere di ogni pagina, con un ritmo incalzante e un equilibrio che invoglia veramente il piacere della scoperta. Il finale non te l’aspetti ed è un bel colpo in pancia, sferrato a tradimento.

C’è un lavoro incredibile sulla parola: sulla “scelta” del termine adatto, per esempio, e sulla musicalità che attinge all’elocutio di razza, verosimile e convincente; senza dimenticare la dispositio, per non spezzare le geometrie scelte dall’autore e l’efficacia del racconto.

matilde

Ci sono sempre meno autori di libri che lasciano più di un sapore gradevole, specialmente ora che sono grande e faccio fatica a trovare il tempo per leggere, occupata come sono in quotidiane e volgari attività volte alla sopravvivenza indipendente. Quando mi fermo a ricordare, mi mancano veramente quei pomeriggi di cazzeggio, doposcuola, sdraiata sul letto a leggere e a sognare guardando il soffitto.

Concludo con una disperata richiesta d’aiuto, perché non riuscirò a dormire senza una risposta a questo enigma: aiutatemi, per favore a scoprire il disco e l’autore celati in questo passo “Di un disco in particolare finì per innamorarsi. Non avrebbe saputo dire né il titolo né il nome dell’autore. Lo riconosceva dalla copertina che era fucsia con al centro la foto di un ragazzo seduto a piedi nudi su una sedia e la chitarra in mano.”. Per aiutarvi, posso dirvi che siamo alla fine degli anni ’70 e che il personaggio in questione ama particolarmente i folksingers. Ci sto pensando da quando ho chiuso il libro, ho cercato su google, ormai è un tarlo.


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