RIP

Oggi non riesco proprio ad essere produttiva. E’ una straordinaria domenica d’autunno: ieri notte hanno cambiato l’ora e abbiamo tutti dormito di più. Bisognerebbe andare per i boschi; ma, avrei dovuto studiare e, visto che non sto combinando nulla, mi perdo in futili pensieri.

Sono sicura che ci sono storie d’amore che meritano davvero di essere vissute e raccontate. Basta con storielle slavate, di amanti che non sanno stare soli, figuriamoci se sanno amare. Si prendono e si lasciano e si rimettono con qualcun altro alla velocità della luce. Flirtano senza consapevolezza, mentre il corteggiamento è un’arte sopraffina. Frequentare i social network offre una buona occasione per rendersi conto di quanta immaturità sentimentale regni sovrana. Che sentimenti provano quelli che vivono le loro storie così? Che qualità dei sentimenti possono raggiungere quelli che si mettono con qualcuno con lo stesso entusiasmo con cui potrebbero scegliere il gusto di una piazza o il colore di un maglione? Cosa vanno cercando? Passano il tempo? Nella speranza che la loro inutile vita acquisti significato, mischiandosi un po’ con quella di qualcun altro. Scelto come, poi? Per caso? Perché tutta questa fretta? se poi pensano che la fiamma si possa accendere col tempo e sono disposti a giocarsi una vita d’attesa?

Sperano, forse, di essere salvati da loro stessi? Sbagliano: perché nell’amore non c’è salvezza, ma perdizione.

E’ una specie decisamente in via d’estinzione quella di cui ci si può fidare. Forse siamo giusto rimasti in due e dobbiamo anche riuscire ad incontrarci. Storie che si prendono tutto, forse un po’ per caso, come quella tra Bertrand Cantant e Mary Trintignant: “Non mi ami più? E io ti ammazzo!”; oppure, come quella tra Heathcliff Andrew Ledger e Michelle Williams: “Non mi ami più? Allora io mi ammazzo!”. Probabilmente, le cose non sono andate proprio così, tra queste coppie di amanti post-romantici. Ecco perché biosgnerebbe raccontare le loro storie, magari scrivere una sceneggiatura: perché coinvolgono persone con un quoziente sentimentale e affettivo almeno sufficiente, rispetto alla media, e potrebbero avere uno scopo didattico. E sono sempre più rare, le persone così. A me pare, però, che queste persone si volessero bene per davvero. A dimostrazione: l’epilogo delle loro esistenze, non necessariamente da condividere negli atti più significativi e tragici. Morire per troppo amore o forse amarsi proprio perché avevano il coraggio di ammettere quanto non si comprendessero affatto.


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